Classe prima sezione D
anno scolastico 2012/13


......si parteeee!!!!treno-locomotiva.jpg
Inizia il nostro viaggio .....incontreremo tanti personaggi, avremo tanti nuovi amici!!!
Intanto potete sbirciare ..i nostri primi passi...tra i banchi della nostra scuola elementare...


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Prime letture: favole, fiabe e... tanta fantasia


Esopo è stato un favolista greco del VII o VI sec, a. C., della cui vita conosciamo molto poco. Probabilmente frigio di nascita, fu dapprima schiavo: poi, liberato da Xanto, compì numerosi viaggi. La grande fama di Esopo e dei suoi protagonisti è dovuta alla semplicità e freschezza di efficacia educativa, dai temi perennemente vivi delle favole che riflettono la sapienza morale del popolo ma anche dalla forma allegorica.


Di seguito le favole lette in classe e illustrate dagli alunni.

LA VOLPE CON LA PANCIA PIENA




Esopo

L'inverno era ormai alle porte. Gli alberi privi di foglie non offrivano più alcun riparo ed i piccoli animali si erano già preparati ad affrontare il freddo. Una giovane volpe vagava solitaria in cerca di un po' di cibo con il quale placare quella fame terribile che l'aveva colpita. Erano molti giorni che non mangiava. Le sue abituali prede si erano rifugiate in caldi ripari nutrendosi con le scorte alimentari raccolte durante l'estate ed era impossibile stanarli. Così, il povero animale camminava sconsolato pensando che la fame era veramente una brutta nemica. All'improvviso, un profumo delizioso le stuzzicò le narici. La volpe si avvicinò al punto da cui si propagava l'inaspettata fragranza e finalmente vide un enorme pezzo d'arrosto premurosamente sistemato nell'incavo di una quercia. Sicuramente era il pranzo dimenticato da qualche pastore.


L'animale si intrufolò nella cavità della pianta, riuscendo ad entrarvi con molta fatica.


Quando si trovò all'interno del buco poté placare la propria irresistibile fame, divorando la carne in un boccone. Trascorsi alcuni minuti, la volpe con la pancia spaventosamente piena, decise di uscire dall'incavo per tornare all'aperto. Ma appena tentò di oltrepassare il buco dal quale era entrata scoprì di non essere più in grado di superarlo! Aveva mangiato troppo ed era diventata molto più grossa rispetto a prima. Spaventatissima si sforzò cosi tanto per uscire che alla fine rimase irreparabilmente incastrata nella fenditura!


Lo sfortunato animale iniziò a gridare finché una seconda volpe passando la vide e saputo quanto accaduto disse: "E' inutile strillare. Avresti dovuto avere pazienza ed aspettare tranquilla all'interno della pianta fino a quando la tua pancia non diminuiva. Invece l'impulsività ti ha ridotto in questa condizione e dovrai comunque aspettare finché non smaltirai ciò che hai mangiato". Così, la povera volpe rimase incastrata nella cavità per più di un giorno, rimpiangendo il calduccio che avrebbe trovato se avesse aspettato paziente all'interno della quercia.



La pazienza e il tempo sono degli ottimi alleati per affrontare qualsiasi difficoltà.








26 ottobre 2012
Tante vocaliiiii!!!!...che suonano

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Halloween
with pumpkin, skeleton and ghost !!!!



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Ottobre 2012
L' uva è matura
le mele sono dolci
l'autunno è ritornato
che sia ben arrivato!

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Oggi abbiamo ricevuto un cesto con frutta autunnale ...quante golosità!!!

Ecco:
la melagrana un frutto antichissimo, in via di estinzione in alcuni paesi.
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L'uva fragolal'uva è una infruttescenza, cioè un raggruppamento di frutti, chiamato grappolo. Il grappolo è composto da un graspo (o "raspo"), e da numerosi acini (detti anche chicchi, di piccola taglia e di colore chiaro (verde-giallastro, giallo, giallo dorato) nel caso dell'uva bianca, o di colore scuro (rosa, viola o violetto bluastro) nel caso dell'uva nera.
Il raspo, o rachide, è l'asse centrale del grappolo, ramificato in racimoli e quindi in pedicelli, che portano i fiori ed in seguito i frutti, gli acini.
L'acino è a sua volta costituito dalla buccia (cuticola), dalla polpa e dai semi (vinaccioli).
Ecco il nostro grappolo d'uva fragola
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L'acino
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Il viticcio.... i viticci o cirri sono foglie modificate con funzione di sostegno, che permettono alla pianta di aggrapparsi ad altre piante o a sostegni vari.
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"IL NIBBIO CHE VOLEVA NITRIRE"

Favole Esopo

Il nibbio, durante il primo periodo della sua esistenza, aveva posseduto una voce, certo non bella, ma comunque acuta e decisa. Egli, però, era sempre stato nutrito da una incontenibile invidia di tutto e di tutti. Sapeva di essere imparentato con l'aquila, ma questo, invece di costituire un vanto, non faceva altro che alimentare la sua gelosia: capiva di essere inferiore e si rodeva dalla rabbia per questo. Invidiava gli uccelli variopinti come il pappagallo e il pavone, lodati e vezzeggiati da tutti. Inoltre, si mostrava sprezzante nei riguardi dell'usignolo, dicendo tra sé:

"Sì, ha una bella vocetta ma é troppo delicata e romantica! Roba da donnicciole! Se devo cercare di migliorare la mia voce certamente non prenderò come esempio questo stupido uccello. Io voglio una voce forte, che si imponga sulle altre!"

Era un bel giorno di primavera. Il nibbio se ne stava tranquillamente appollaiato sopra un ramo di faggio, riparato dalle fresche fronde della pianta. Inaspettato, giunse un cavallo accaldato che, cercando un po' di refrigerio, andò a riposarsi all'ombra dell'albero.

Sdraiandosi con l'intenzione di fare un sonnellino, l'equino, inavvertitamente si punse con un cardo spinoso e, dal dolore, lanciò un lungo e acutissimo nitrito.

"Oh, che meraviglia!" Esclamò il nibbio con entusiasmo. Questa é la voce che andrebbe bene per me: acuta, imponente e inconfondibile!"

Il nibbio cominciò da quel mattino, ad esercitarsi nell'imitazione di quel verso meraviglioso. Provò e riprovò scorticandosi la gola, ma inutilmente. Quando, dopo molti tentativi senza successo, si rassegnò a tornare alla sua voce originale, ebbe una brutta sorpresa: gli era sparita a furia di sforzarla! Cosi dovette accontentarsi di emettere un suono insignificante e rauco per tutta la vita!


Chi, mosso da invidia, cerca di imitare ciò che è al di fuori della sua natura, perde anche le proprie doti originali.


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Testo della canzone "Una goccia d'acqua"

Cos'è una goccia d'acqua se pensi al mare

un seme piccolino di un melograno

un filo d'erba verde in un grande prato

una goccia di rugiada che cos'è?

Il grido di un bambino in una nota sola

un segno sopra un rigo una parola

qualcuno dice un niente, ma non è vero

perché lo sai perché, lo sai perché?

Goccia dopo goccia nasce un fiume

un passo dopo l'altro si va lontano

una parola appena e nasce una canzone

da un ciao detto per caso un'amicizia nuova.

E se una voce sola si sente poco

insieme a tante altre diventa un coro

e ognuno può cantare anche se è stonato

da niente nasce niente, questo si.

Non è importante se non siamo grandi,

come le montagne, come le montagne,

quello che conta è stare tutti insieme

per aiutare chi non ce la fa,

per aiutare chi non ce la fa!

Goccia dopo goccia..cia..cia!

Goccia dopo goccia nasce nasce un fiume

e mille fili d'erba fanno un prato

una parola solo ed ecco una canzone

da un ciao detto per caso un'amicizia ancora.

Un passo dopo l'altro si va lontano

arriva fino a dieci poi sai contare

una casona grande comincia da un mattone

da niente nasce niente, questo si.

Non è importante se non siamo grandi

come le montagne, come le montagne,

quello che conta è stare tutti insieme

per aiutare chi non ce la fa.

Non è importante se non siamo grandi

come le montagne, come le montagne

quello che conta è stare tutti insieme,questo si.

Da niente nasce niente, tutto qui!
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